Valanghe: perché il rischio adesso è così alto?
Il rischio valanghe, in questo periodo, è estremamente elevato, soprattutto dopo giornate consecutive di precipitazioni nevose in quota. Quando la neve si accumula rapidamente, si creano strati sovrapposti con caratteristiche diverse: alcuni più compatti, altri più fragili. Questa stratificazione è una delle principali cause di instabilità. A rendere la situazione ancora più critica intervengono diversi fattori fisici e ambientali:
- Esposizione al sole, che riscalda la superficie nevosa e del suolo
- Pendenza del terreno, che favorisce lo scivolamento
- Temperatura dell’aria e del suolo, che modifica la coesione della neve
- Forza di gravità, sempre presente e determinante
Quando questi elementi agiscono contemporaneamente, il manto nevoso può perdere equilibrio e staccarsi improvvisamente, dando origine a una valanga.
Le aree più esposte in Abruzzo e Appennino centrale
Il pericolo valanghe non riguarda esclusivamente le grandi catene montuose del pianeta Terra. Anche l’Appennino centrale presenta condizioni di rischio molto elevate, in particolare in zone come il Gran Sasso, la Maiella, il Sirente, i Sibillini e i Monti Gemelli, durante la stagione di transizione tra l’inverno e la primavera.
Negli ultimi anni, e in particolare nella primavera 2026, si è osservato un aumento dei fenomeni valanghivi anche a quote relativamente più basse, soprattutto oltre i 1.100 metri s.l.m.
Valanghe e viabilità: i rischi lungo le strade di montagna
Un aspetto spesso sottovalutato riguarda la viabilità stradale. Le valanghe possono interessare direttamente strade statali e provinciali, mettendo a rischio automobilisti e residenti. Un caso emblematico è la SS80 del Parco Nazionale del Gran Sasso, arteria fondamentale che collega Teramo e L’Aquila, com nel tratto tra Nerito (Te) e Ortolano (Aq) come nel 2017 un’imponente valanga ha invaso la statale n.80 e alcune case dell’abitato di Ortolano causando la morte di Enrico De Dominicis. In più, recentemente, una serie di valanghe sono scese dal versante nord del Corno Piccolo (Gran Sasso), coinvolgendo tutta l’area di Prati di Tivo – comune di Pietracamela (Te).
Questo dimostra come il rischio non sia confinato agli escursionisti, ma coinvolga anche infrastrutture e centri abitati.

Cause delle valanghe: come si formano davvero
Il ruolo della temperatura e dell’irraggiamento solare – Le valanghe sono il risultato di un sistema complesso di interazioni naturali. Tra queste, uno dei fattori più importanti è l’energia solare. Con il passaggio dall’inverno alla primavera, i raggi solari colpiscono la superficie terrestre con un’inclinazione più diretta. Questo comporta:
- Maggiore energia ed assorbimento di energia
- Riscaldamento del suolo e della neve
- Trasformazione dei cristalli di ghiaccio / neve
Anche quando la temperatura dell’aria resta sotto lo zero, il sole può comunque riscaldare la superficie del suolo, “indebolendo” la struttura del manto nevoso.
Incidenza dei Raggi UV sulla temperatura del suolo e sulla temperatura dell’aria
È importante comprendere che la temperatura dell’aria, del suolo e della neve è influenzata principalmente dall’energia della radiazione solare, oltre che dal calore proveniente dal sottosuolo (geotermia).
Con l’arrivo della primavera, la Terra e il Sole assumono una posizione diversa nel sistema solare: i raggi solari diventano progressivamente più perpendicolari alla superficie terrestre. Questo comporta un aumento dell’energia ricevuta e, di conseguenza, un innalzamento delle temperature rispetto al periodo invernale.
L’energia solare, composta anche dai raggi UVB (290–320 nm) e UVA (320–400 nm), raggiunge la superficie terrestre e penetra negli strati superficiali del suolo e della neve. Questo processo contribuisce al riscaldamento sia del terreno sia del manto nevoso, che spesso è formato da strati sovrapposti accumulatisi durante l’inverno e l’autunno.
Il risultato è una progressiva trasformazione della struttura della neve, che può perdere stabilità e favorire il distacco con la conseguente formazione di valanghe
Stratificazione della neve e instabilità
Nel corso dell’inverno, la neve si deposita in più strati successivi. Ogni strato ha caratteristiche diverse in termini di densità, umidità e coesione.
Quando uno strato più pesante si appoggia su uno più fragile, si crea una condizione di instabilità che può portare al distacco del fronte valanghivo
L’effetto dell’albedo e dei materiali
Un altro fattore spesso ignorato è l’albedo, cioè la capacità di una superficie di riflettere o assorbire la radiazione solare.
- Superfici scure (rocce scure, esempio: graniti) → assorbono più calore con più calore con una temperatura maggiore
- Superfici chiare (neve, esempio: calcari) → riflettono di più e quindi accumulano meno calore con una temperatura minore
Questo significa che alcune aree si riscaldano più velocemente di altre, contribuendo a rendere il pendio instabile.

Vento, accumuli e fattori esterni
Il vento è uno degli elementi più pericolosi nella formazione delle valanghe. Sposta notevoli quantità di neve, può arrivare anche oltre i 20 metri e crea accumuli irregolari, spesso instabili e difficili da individuare come durante le escursioni effettuate lungo i tragitti di cresta delle montagne. Inoltre, fattori esterni come:
- Vibrazioni e terremoti
- Movimenti del terreno dato dallo scioglimento delle nevi, del permafrost (terreno ghiacciato) e manifestazioni della geotermia
- Eventi sismici
tutto questo, può contribuire al distacco improvviso della massa nevosa, come dimostrato da molteplici eventi tragici del passato.
Il fattore umano: quanto incide davvero
Una persona può provocare una valanga? Sì, ed è un aspetto fondamentale da comprendere. In condizioni critiche, anche il semplice passaggio di una persona può essere sufficiente a rompere l’equilibrio del manto nevoso. Questo accade perché il peso esercitato localmente può innescare una frattura che si propaga rapidamente lungo il pendio.
Errori comuni da evitare. Tra gli errori più frequenti:
- Sottovalutare le condizioni della neve
- Non consultare il bollettino valanghe
- Affrontare pendii ripidi senza esperienza
- Muoversi in gruppo senza distanze di sicurezza

Neve fresca: perché è la più pericolosa
La neve appena caduta è una delle condizioni più critiche. Non avendo ancora subito processi di compattazione, presenta una struttura instabile e poco coesa. Inoltre, se si deposita sopra strati già presenti, può creare una situazione altamente instabile, pronta a cedere anche con sollecitazioni minime.
Zone a rischio valanghe nel Centro Italia
Le aree più critiche. In questo periodo, il rischio interessa numerose zone del Centro Italia, in particolare:
- Aree montane sopra i 1.000 metri
- Pendii ripidi esposti al sole e ai venti
- Vie di comunicazione stradali in quota
Tra le zone più critiche ad esempio, si segnala la SS80 del Gran Sasso, soprattutto nel tratto tra Nerito (TE) e Ortolano (AQ), dove i pendii raggiungono anche i 1.700 metri. Situazioni analoghe si registrano anche nei massicci della Maiella, del Sirente, dei Sibillini e dei Monti Gemelli.
Bollettino valanghe: perché è fondamentale consultarlo
Consultare il bollettino valanghe ufficiale, come quello METEOMONT, è un passaggio imprescindibile prima di qualsiasi attività in montagna.
Il bollettino fornisce informazioni su:
- Grado di pericolo (scala da 1 a 5)
- Condizioni del manto nevoso
- Esposizione dei versanti più a rischio
Tuttavia, il dato tecnico deve essere accompagnato da una conoscenza diretta del territorio e da una corretta interpretazione delle condizioni ambientali.
Quando evitare la montagna: situazioni critiche
Ci sono condizioni in cui è fortemente consigliato rinunciare all’escursione:
- Elevato irraggiamento solare
- Pendii ripidi (30°–45°)
- Presenza di neve fresca o accumuli da vento
- Temperature in aumento
In queste situazioni, la scelta più sicura è non esporsi al rischio. La montagna richiede rispetto e consapevolezza.

Come evitare le valanghe: le 3 (tre) regole fondamentali
Informarsi sempre prima di partire: Studiare il bollettino valanghe, conoscere il grado di pericolo e analizzare esposizione, quota e condizioni meteo è il primo passo per la sicurezza.
Valutare attentamente il terreno: Una volta sul posto, è fondamentale osservare:
- Pendenza del pendio
- Presenza di crepe, assestamenti e ondulazioni
- Segni di distacchi recenti
Essere prudenti e ben equipaggiati Dotarsi di attrezzatura adeguata (ARTVA, pala, sonda) è importante, ma ancora di più lo è l’atteggiamento:
- Affidarsi a esperti
- Non sopravvalutare le proprie capacità
- Mantenere sempre un margine di sicurezza
- Avere la capacità e l’intelligenza quando è il caso di fare marcia indietro e non rischiare assolutamente
In montagna il rischio zero non esiste: esperienza, prudenza e rispetto della natura sono le vere chiavi per la sicurezza.
di Davide Peluzzi | Universal Geographic



