Antiche tracce di esplorazione in Himalaya: la leggenda, la scoperta e l’ipotesi

Report 02 – Tabyayabyum 2023

L’essere umano è da sempre in viaggio alla ricerca di tracce arcaiche. Alcune portano in un passato assai remoto, di milioni di anni, altre più moderne, restano avvolte in un velo di mistero. Quel mistero che attrae e motiva, da sempre, le comunità umane a ‘colonizzare’ nuovi territori: dall’Africa all’Eurasia, alle Americhe, fino alle terre Polari. Varie specie umane si sono spinte dalle pianure alle foreste, fino alle alte quote. Un’esplorazione che oggi continua sulle alte montagne della Terra, come l’Himalaya, per comprendere l’adattamento dell’uomo e della vita vegetale e animale all’ ambiente ipossico.

Nell’aprile 2023 il team Explora Nunaat International, recandosi in Himalaya per una nuova missione esplorativa nella valle della Rolwaling, è riuscito a produrre importanti dati per la ricerca scientifica finalizzata allo studio degli adattamenti dell’uomo, a partire dal passato, all’ambiente ipossico.

L’obiettivo della missione esplorativa Tabyayabyum 2023, continuità delle precedenti sei spedizioni in Himalaya (dalla Earth Mater 2011 alla Sky Way 2019), è stato quello di esplorare la ‘Grotta dei Demoni’ e una delle vette verticali del Tababyabyum, ancor oggi inviolate. Il focus della ricerca è comprendere chi furono i primi pionieri del Gaurishankar Everest-Sagarmatha.

Grotta dei Demoni – PH. ©Davide Peluzzi

L’idea nasce dal desiderio di Davide Peluzzi, presidente Explora, di cercare tracce di vita passata su quelle aree inesplorate della Rolwaling visibilmente remote e ricche di elementi naturali come la vegetazione e la massiccia presenza di fiumi e ghiacciai. Lo spirito di osservazione e la conoscenza degli ambienti estremi, proprio come quelli d’Himalaya, ha condotto il ricercatore ad ipotizzare una nuova chiave di lettura delle esplorazioni himalayane nei millenni: “le migrazioni delle comunità e dei popoli che abitano questi luoghi non avvennero dalle alte quote dei passi come il Melung La o il Tashi Lapcha a quasi 6.000 m di quota, dove è alto il rischio di pericoli oggettivi e soggettivi. La via più semplice e logica per raggiungere le rigogliose aree e garantire la sopravvivenza di bambini, donne ed anziani fu infatti la bassa quota, che attraversa le valli e le foreste ricche di vita, dove i rischi sono oggettivamente minori. I motivi di tale scelta furono: la sicurezza per la sopravvivenza dei componenti, la maggior possibilità di cercare e trovare del cibo; il maggior apporto di ossigeno; la miglior condizione ambientale per garantire le funzioni vitali e riproduttive; il minor dispendio di energie per mantenere un sistema immunitario forte, garante di buona salute.”

Esplorazione della Foresta del Tabyayabyum – PH. ©Paolo Cocco

Continua Davide: “Ancor oggi scalare tali montagne è un’impresa intrisa di rischi mortali. Si può morire per motivi biologici o per motivi di pericoli oggettivi naturali. L’esplorazione sicuramente è una delle caratteristiche umane che ha caratterizzato il genere Homo fino ai nostri giorni. La parola ‘esplorare’ contiene la radice arcaica di ‘plorare’, ‘pregare’, ‘soffrire’ per adattarsi e ‘conquistare’ territori migliori per lo sviluppo della vita sulla Terra.”

Perché i popoli si spinsero fino a quelle quote? Perché alcuni sopravvissero e altri no? Popoli forti e tenaci come gli Sherpa ancora oggi vivono in villaggi al di sopra dei 4.000 m.

Ph. https://greekasia.blogspot.com 

La Ricerca Scientifica

“L’idea di esplorare la Grotta dei Demoni e di tracciare la via di salita verso il Tabyayabyum, ci rende davvero primordialmente felici. Ci immedesimiamo con i primi uomini che colonizzarono queste terre, dove l’aria diventa sottile” racconta Davide Peluzzi che insieme al resto del team Explora Dreamers composto da Giorgio Marinelli, Paolo Cocco, Phurba Tenjing Sherpa, Padang Tamang e Aydin Muharren, ha esplorato l’area nell’aprile 2023. La prima fase del lavoro di ricerca è stata quella di campionare materiali biologici all’interno della grotta per ipotizzare la presenza umana in tempi remoti. Il monitoraggio del team per le emergenze è stato curato da Marco Di Marcello, in collegamento satellitare dal Canada. Inoltre, negli stessi giorni, il Prof. Marco Sazzini in collaborazione con alcuni componenti della Dreamers Destination, ha dato continuità alle ricerche scientifiche sulla mappatura del popolo sherpa nel villaggio di Beding.

Oggi tutti i campioni trovati in grotta sono conservati a Ravenna presso il Laboratorio del DNA Antico (aDNA Lab) dell’ALMA MATER STUDIORUM dell’Università di Bologna, diretto dalla Prof.ssa Donata Luiselli.

I campioni che l’esploratore Davide Peluzzi e Giorgio Marinelli hanno raccolto sono estremamente interessanti e potranno dare i primi risultati preliminari riguardo la componente biologica e non biologica presente in grotta. I campioni, attraverso analisi biomolecolari, in particolare del DNA antico, di reperti animali, vegetali e di sedimento campionati da diversi punti della grotta, attraverso datazioni al radiocarbonio e analisi ZooMS, potranno dare le primissime e preziose informazioni sull’ecologia e sulle frequentazioni della Grotta dei Demoni.

La Scoperta: chi furono gli uomini che incisero la pietra?

Incisioni su granito – ph. ©Davide Peluzzi

Un’inaspettata scoperta è stata il ritrovamento di un’incisione su una stele di granito all’interno della grotta da parte dell’esploratore Peluzzi che ci racconta quel momento: “Le prime emozioni entrando in grotta con la sua imponente volta centrale, sono state di stupore e meraviglia. Una grotta molto fredda con stalattiti e stalagmiti di ghiaccio. Nell’area centrale, tra grandi blocchi di granito, noto subito delle anomale incisioni su rocce granitiche non riconducibili a segni e scritture tibetane o indu. I simboli sono visibilmente e presumibilmente lettere dell’alfabeto greco. Coinvolgo immediatamente Giorgio e Paolo alla visione. Possiamo ipotizzare che il mondo indoeuropeo abbia incontrato realmente il mondo arcaico mongolo tibetano, sulle pendici delle montagne sacre dell’Himalaya.”

Questa risulta essere una importante scoperta per l’Himalaya dell’area del Gaurishankar Everest (Nepal), dove la conoscenza storica della presenza di uomini con cultura mediterranea, ai tempi di Alessandro Il Grande, coincide con la leggenda raccontata dal Lama di Beding. Ad avvalorare l’ipotesi del mondo greco in Himalaya ricordiamo la pubblicazione su Nature Communications di Harney et al, (2019) su lago Roopkund a 5.000 m o ‘Lago degli scheletri’ nell’Himalaya indiano, dove oltre il 50% dei resti umani campionati ha un DNA di origine mediterranea come anche riportato nell’articolo:
https://www.nature.com/articles/s41467-019-11357-9

La Leggenda

Davide Peluzzi indaga sulla grotta e sulle conoscenze religiose-popolari del buddismo tantrico nella valle di Beding a 3700 m di quota, acquisendo preziose informazioni sull’antica e misteriosa leggenda dei ‘demoni’ che abitavano la grotta. Grazie a Phurba Tenjing Sherpa (Guinness World Record Everest) e Rojita Buddhacharya (astrofisica) si riesce ad accedere al racconto orale di Ngawang Tenzin Lama, XII° reincarnazione di Guru Rinpoche, che ha permesso al team di accedere nell’area sacra del Tabyayabyum e della grotta, proteggendoli per tutto il periodo dell’esplorazione con rituali religiosi buddisti. La traduzione e l’interpretazione del racconto evidenziano importanti spunti di ricerca per meglio comprendere la sacralità.

Phurba Tenzing Sherpa spiega le origini del nome della sacra montagna: “Tabyayabyum proviene dal tibetano antico Ta Fag Yab Yum. Ta è indicato come una divinità maschile tantrica (conosciuta come Tamdrin) e Fag si riferisce alla divinità tantrica femminile (conosciuta anche come Dorje Fagmo), Yab Yum significa padre e madre. Due montagne contrapposte, la dimora celeste di queste due divinità. Secondo le scritture spirituali buddiste, queste due divinità illuminate esistono ancora oggi su queste montagne. La gente del posto adora queste montagne come i corpi reali di Tamdrin e Dorje Fagmo. Secondo la leggenda, questa grotta ospitava questi demoni ‘uomini primitivi’ più di 2000 anni fa!”

Particolare è il riferimento temporale che riconduce ai dati emersi dalle ricerche scientifiche dell’Alma Mater Studiorum in collaborazione con l’Explora, sulla presenza del popolo sherpa nella valle risalente a circa 2500 anni fa.

(Nature, The genomic landscape of Nepalese Tibeto-Burmans reveals new insights into the recent peopling of Southern Himalayas – https://www.nature.com/articles/s41598-017-15862-z )

È interessante che i dati scientifici corrispondano ai dati della leggenda della montagna ‘Padre-Madre’, ancor oggi simbolo di sacralità e mistero. Infatti la leggenda narra che la valle della Rolwaling fu scavata più di 2000 anni fa da Guru Rinpoche. Padmasambhava era pakistano ma conosciuto come Yogi indiano.

“Padmasambhava è volato in Nepal e ha meditato in diversi luoghi. I buddisti lo chiamarono Guru Rinpoche” racconta il Lama. Guru Rinpoche introdusse il Buddismo in Tibet. Si ritiene che Guru Rinpoche abbia creato la valle Rolwaling e lì abbia meditato per tre mesi e poi sia volato in Tibet. Ci sono molte tracce che fanno credere che Guru Rinpoche fosse lì. Difficile l’insediamento umano in questa valle. C’era un potente demone malvagio che viveva lì e mandava tanti danni all’umano che cercava di stabilirsi nella Rolwaling. Durante la presenza del Guru Padmasambhava, il demone venne sottomesso, promettendo di aiutare le persone della valle ad avere un sostentamento pacifico e positivo. Si ritiene che questo demone si sia trasformato in una divinità buona e continui a sostenere la gente della Rolwaling.”

L’ipotesi

Dalle parole del Lama, Phurba trae un’ipotesi: i demoni erano antichi uomini delle caverne, che venivano chiamati demoni per la loro diversità da noi sherpa, umani moderni di etnia mongola. Il motivo per cui la popolazione non si è subito insediata nella Rolwaling era dovuto alla loro presenza. Difendevano la loro terra per la loro sicurezza! Guru Rinpoche che era un buddista, un illuminato, convinse gli uomini delle caverne che gli esseri umani sherpa non erano loro dannosi, proponendo un cohabitat” continua Phurba. “Una volta che questi demoni (uomini delle caverne) divennero nostri amici, anche il popolo sherpa iniziò a vederli come salvatori, anime buone, divinità! Questi uomini delle caverne ci hanno protetto dagli animali selvatici e dalle calamità naturali, ci hanno insegnato come affrontare gli ostacoli geografici dell’impervia orografia per vivere in sicurezza la valle. Penso anche che, forse, ci abbiano addestrato a scalare queste incredibili montagne e altre abilità di sopravvivenza! Crediamo ancora che ci proteggano!”

Sulla base di tutti questi elementi Davide Peluzzi trae l’ipotesi che i demoni, uomini primitivi della grotta, furono di ancestralità greco mediterranea/Indo-Greek indiana. In attesa dei risultati delle analisi sui campionamenti e della decifrazione del significato delle incisioni nella ‘Grotta dei Demoni’, la montagna inviolata ‘Padre-Madre’ ancor oggi resta simbolo di sacralità e mistero.

Davide Peluzzi
Prof.ssa Donata Luiselli
Lidia Di Blasio
Universal Geographic

Foto in copertina
©Paolo Cocco

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